Ogni volta che guardi il mare…Racconta

 

Sarà in scena al Teatro Lo Spazio dal 9 al 21 febbraio 2016, OGNI VOLTA CHE GUARDI IL MARE, scritto dalla giornalista Mirella Taranto, adattato e diretto da Paolo Triestino e interpretato da una intensa Federica Carruba Toscano. Il monologo è dedicato a Lea Garofalo, uccisa dalla ‘ndrangheta per mano del suo compagno nel 2009, all’età di 35 anni, per essersi opposta al sistema delle cosche e delle sue assurde regole di vendette e criminalità in cui erano invece avviluppati la famiglia di origine e il compagno. E un omaggio alla sua testimonianza e a quella di sua figlia Denise. Grazie a quest’ultima per l’omicidio della madre in Corte d’Assise sono stati dati 25 anni di reclusione e cinque ergastoli. Uno di questi è stato dato a suo padre.  

Lo spettacolo ha riscosso grande successo alla Festa del Teatro 2015 di San Miniato.

 

 

“Non desiderare mai che una spugna cancelli il passato perché non esistono solventi per il dolore. Puoi solo attraversarlo e capovolgerlo e, se puoi… cerca di salvare sempre quello che l’amore, qualunque amore, è stato in grado di farti fare”.

Un testamento spirituale, un messaggio di vita, è tutto quello che Lea lascia a sua figlia, anzi una testimonianza nello spirito, ma anche nella carne, che sua figlia vive a ritroso quando rivede la Calabria. Una terra di cui è figlia ma che non riconosce e da cui non è riconosciuta.

Ogni volta che guardi il mare è la storia vera di una donna che diventa madre, scopre le corde più profonde della sua anima e mette in discussione tutta la sua vita.  Per non portare sua figlia a visitare suo padre in carcere, per non esibirla come un trofeo nei parlatori del penitenziario, perché sua figlia non li vivesse come “normali” e non crescesse pensando all’illegalità come a una condizione di vita, subisce la scomunica della famiglia ed è costretta a fuggire con la bambina e a difendersi diventando una testimone di giustizia. Una fuga che le costerà un esilio di anni, di privazioni e di isolamento per sé e per la figlia, che crescerà nel nord nascondendosi continuamente, costretta sin da piccola a un’altra identità.

Ogni volta che guardi il mare è però anche la storia di quella bambina, diventata adulta, e della sua coscienza che dolorosamente riaffiora fino a chiedere e ottenere giustizia nel nome del sacrificio di sua madre.

È il racconto di un reciproco perdono nel segno dell’aver capito che dietro ogni dolore e dietro ogni assenza c’era solo il desiderio di dare alla vita un senso, un valore.

Mirella Taranto

 

Affrontare il tema dell’illegalità, dei senza legge, in una terra baciata dal sole e
percorsa dalla violenza. Mirella Taranto riesce a disegnare, lontana da ogni retorica e
da ogni facile atto d’accusa, un ritratto di donna (anzi, di due) inaspettato, poetico
ed epico, spiritualmente laico eppure così terrigno, come solo chi ama la parola e le
proprie origini riesce a restituire. Da parte mia, insieme ai miei collaboratori, ho cercato di evitare la retorica che, in questi casi, inevitabilmente tende a sedurre. Palcoscenico e mare, profumo di forno acceso e poche cose ancora ad indicare una casa in cui, da bambini, si andava a ridere d’estate.

Paolo Triestino

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