Confartigianato rilancia campagna contro l’illegalità

Sommerso, contraffazione, lavoro nero, abusivismo: gli artigiani sono quotidianamente impegnati a contrastare l’illegalità che li colpisce due volte, nel reddito e da contribuenti onesti. Lo sottolinea una nota di Confartigianato Basilicata rilanciando i dati di un dossier dell’Ufficio studi di Confartigianato che svela il giro d’affari di questi pericolosi fenomeni e le conseguenze sull’economia sana. Nel 2014 in Italia oltre 1 milione di operatori irregolari ha fatto concorrenza sleale a quasi 900.000 imprenditori artigiani. Un business dell’illegalità che incide tra il 2 e il 3% sul Pil per un giro di diversi miliardi di euro.

Il Presidente di Confartigianato Antonio Miele invoca “un’operazione-verità che faccia giustizia di tanti comodi pregiudizi e illumini davvero le tante facce e i responsabili del fenomeno”. E aggiunge: “Se nelle stime dell’evasione fiscale entrano i ricavi dell’economia criminale e dell’economia illegale, facciamoli emergere. Tolleranza-zero per chiunque gioca sporco e sfugge alle regole della concorrenza, magari anche mettendo un etichetta made in Italy su prodotti fatti realizzare dall’altra parte del mondo. Ci sono tante forme di economia illegale, anche sofisticate, che sottraggono lavoro e reddito agli imprenditori che rispettano le regole!”.

Nascosti, eppure sotto gli occhi di tutti. Quello degli abusivi, oltre che della contraffazione, è un fenomeno che anche in Basilicata sta assumendo i contorni dell’emergenza. Confartigianato, numeri alla mano, tenta di portare un po’ di luce su un sottobosco di «imprese fai da te» del tutto irregolare che, in quanto esente da tasse, può giocare con molta più leggerezza sui prezzi al pubblico, provocando non pochi grattacapi agli imprenditori del territorio, già alle prese con le fatiche legate alla crisi economica. I settori più colpiti sono quello delle costruzioni, inteso come piccoli lavori, e quello dei servizi alla persona, dalla parrucchiera all’estetista, anche se pure quello delle autofficine sta diventando un «sotto-mercato» sempre più in espansione quando si parla di abusivismo. «Oltre che con tasse e burocrazia, le nostre imprese devono confrontarsi pure con la concorrenza sleale – lamenta il direttore di Confartigianato Tonino Gerardi – che proprio in questo periodo difficile ha visto quasi una fase di accettazione, anche tra i cittadini». Ma il ritratto dell’abusivo non è quello del «povero» che cerca di sbarcare il lunario come può, quanto piuttosto di personaggi pronti a speculare sulle «debolezze» delle imprese regolari per guadagnare di più: «Importante – chiarisce infatti il presidente Miele – capire che non si tratta di un manipolo di individui che offre pari servizi a prezzi migliori di una “impresa vampira”, ma piuttosto di un gruppo di persone che lavora nell’illegalità, spesso senza alcuna competenza, che dunque può mettere in serio pericolo anche la sicurezza dei suoi “clienti”». E in questo senso l’analisi di Confartigianato cerca anche di tracciare l’identikit degli abusivi a partire dal comparto dell’acconciatura e dell’estetica. Secondo i dati della Camera di Commercio operano regolarmente in provincia di Potenza 660 acconciatori (512 per donna e 148 per uomo) e 166 estetiste; fra occupati e titolari circa 2.500 persone che con professionalità contribuiscono ogni anno al sostentamento economico ed occupazionale di migliaia di famiglie della provincia. Tutto ciò però – evidenzia la nota – è a forte rischio a causa della concorrenza sleale di centinaia e centinaia di operatori abusivi che, non rispettando nessun tipo di legge e soprattutto sentendosi impunibili, svolgono l’attività quotidianamente nelle abitazioni dei clienti o in locali non idonei. Le clienti – sottolinea Confartigianato – devono essere consapevoli che l’operatore abusivo non rispetta le norme sanitarie, non è sottoposto a controlli periodici in materia di igiene, non sempre possiede la qualifica professionale, non rispetta le norme di pulizia, sanificazione e disinfezione, non utilizza materiale monouso e se lo fa molte volte lo ricicla, utilizza prodotti scadenti, può diventare veicolo di infezioni virali come l’epatite. Con questi presupposti su capisce perchè riescono a proporre prezzi più vantaggiosi rispetto alle imprese regolari che pagano le tasse. In questo momento particolarmente difficile per la nostra economia dove le imprese fanno salti mortali per riuscire a far quadrare i bilanci – continua Confartigianato Acconciatori ed Estetica – è inaccettabile che venga tollerata un’economia parallela abusiva. Si pensi all’ammontare delle tasse non pagate, dei contributi non versati e all’impatto che questo ha sui servizi sociali di cui l’abusivo stesso usufruisce a piene mani perché risulta disoccupato. Emerge un profondo malcontento delle categorie che chiedono una maggiore tutela da parte degli organi di controllo e sollecitano misure per chiudere il cerchio attorno a queste persone che operano nella più completa illegalità. Ogni giorno riceviamo segnalazioni da tutti i comuni della provincia di pseudo operatori che con il borsone in mano svolgono l’attività abusiva a domicilio. In tal senso abbiamo bisogno di una legislazione specifica che tuteli le imprese artigiane nei confronti dell’abusivismo con leggi più severe e con l’incremento delle sanzioni.

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